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negozio di Via Casilina vista esterna ed interna con Checchino assieme ad alcuni clienti ed amici

 

 

 

Tutto inizio’ nel lontano 1925 quando l’allora quattordicenne nonno Francesco, ma per tutti Checco,venne da Subiaco a cercar fortuna e lavoro, a Roma,riuscendo a farsi assumere dalla ditta del comm.Bufacchi, di via Cairoli, specializzata nella riparazione di cicli e motocicli.

Nel 1930, dopo 5 anni da apprendista,fece un ulteriore salto di qualita’,trovando occupazione nell’allora famosa azienda Di Rocco Romeo, specializzata nella costruzione e vendita di biciclette e velocipedi ,con sede in via Torino,  produzione in P.zza Tiburtina e  vendita con annessa riparazione in via Casilina a Torpignattara, nei pressi del celebre    monumento  al cannone, reperto della 1° guerra mondiale ed ancor oggi ben visibile.

Erano anni di fervore e di fatica sociale e mio nonno, che tutti oramai chiamavano Checchino, capi’ che era giunto il momento di mettersi in proprio ed apri’ intorno al 1933 una sua officina in via Tuscolana, di fronte  chiesa di S.Maria del Buon Consiglio al Quadraro.

Nel frattempo meditava di tornare a Torpignattara,dove si era creato diverse amicizie e l’intenso via vai di piloti, del vicino aereoporto di Centocelle ,stava sviluppando in maniera progressiva, l’insediamento di numerose famiglie e quindi notevoli opportunita’ di commercio; decise quindi di lasciare l’officina di via Tuscolana al fratello Benedetto intorno al 1935/36 e nel 1938 apri una nuova attivita’ in via di Torpignattara n. 60 , trasferendo tutta la famiglia a Roma ed iniziando la sua nuova svolta al gran completo.

Tutto andava per il meglio, ma le nubi erano alla finestra  perche’ con l’entrata dell’Italia in guerra, Checchino fu richiamato alle armi e nel 42 spedito in Africa piu’  precisamente ad El Alamein, per conquistare un importante avamposto dell’impero e  suo malgrado dovette chiudere l’officina  trasferendo la sua famiglia in quel di Subiaco, dove poteva contare su numerosi aiuti familiari.

Durante la  guerra in Africa  fu coinvolto in varie incursioni e proprio nel corso di una di queste rimase seriamente ferito alla testa ed al corpo da una granata, con il successivo trasferimento in ospedale ad El Alamein fu  in seguito rimpatriato in Italia, per una piu’ certa guarigione. Dopo un periodo di convalescenza, proseguì l’arruolamento con compiti diversi rimanendo a Roma, fino alla tanto auspicata fine della guerra nel 1945.

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